Esistono, diverse forme di gelosia. Per illustrale, ho scelto la musica lirica, perché sono un’amante dell’opera e ritengo che sia interessante anche dal punto di vista psicologico: si tratta di storie “antiche”, è vero, che però ci fanno ancora da specchio… Così, mi sono divertito a stilare un breve elenco dei vari tipi di gelosia rappresentati sul palcoscenico.
C’è la gelosia per un amore fisico, in contrapposizione a un amore spirituale, fortemente sostenuta da “prepotenza” sociale dell’uomo: conte di Luna contro Manrico per Leonora (Il Trovatore di Giuseppe Verdi).
C’è la gelosia per un amore non corrisposto: quello che prova Amneris, innamorata di Radamès, nei confronti di Aida (Aida di Giuseppe Verdi); o Santuzza innamorata di Turiddu, nei confronti di Lola, la nuova amante (Cavalleria Rusticana di Piero Mascagni).
C’è la gelosia per l’illusione fallace di un amore inesistente: la Tosca sospettosa di Mario Caravadossi (Tosca di Giacomo Puccini); la Lucia gelosa di Edgardo, lontano ma fedele, accusato dal fratello per salvarsi, (Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizzetti); Rodolfo che dubita di Luisa, la quale ingiustamente accusata dal fratello, pur di salvare il padre non protesta (Luisa Miller di Giuseppe Verdi).
Un po’ retrò è la gelosia provata da uomini anziani per una giovane che hanno salvato dalla miseria e che poi si innamora di un coetaneo: Canio che odia Silvio, amante della sua Nedda (I pagliacci di Ruggiero Leoncavallo); Michele geloso di Giorgetta (Il Tabarro di Giacomo Puccini).
E c’è la gelosia ingiustificata, malignamente indotta per interesse: l’esempio più celebre è Otello istigato da Jago (Otello di Giuseppe Verdi)
Senza trascurare la gelosia indotta da un comportamento femminile leggero e volubile: Don Josè verso Escamillo, a causa di Carmen (Carmen di Georges Bizet).
E, infine c’è la gelosia che comporta violenza da parte dell’altra donna: la principessa di Bouillo per Adriana Lecouvreur, a causa di Maurizio, conte di Sassonia (Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea).
E quante sono le persone gelose? E’ difficile “quantificare”, dato che molti italiani considerano la gelosia un sentimento negativo, un po’ imbarazzante da confessare, e quindi la negano. U n sondaggio Abacus rileva che il 25 per cento degli italiani è “molto geloso” e il 45 percento “un po’ geloso”. Un altro condotto da Renato Mannaheimer presenta cifre analoghe: il 35 percento “abbastanza geloso”. In pole position i maschi, soprattutto fino ai 45 anni.
Molti somatizzano la gelosia, sicché al suo posto “nominano” bruciori di stomaco, emicranie, coliti. E altrettanto numerosi sono quelli che la negano (o la minimizzano) e si ammalano: secondo un’indagine di “Riza Psicosomatica”, succede addirittura a 8 italiani su 10. E’ come se il corpo parlasse, e dicesse quello che non osiamo dichiarare…
A parte l’Italia, quanto “colpisce” la gelosia nel resto del mondo? Secondo un saggio di Laurence Jyl, Les jalouses et les jaloux, il 28 per cento dei francesi è “malato” di gelosia, mentre gli altri sono “portatori sani”. Dunque, possiamo concludere che la gelosia riguarda tutti.
Dobbiamo però imparare a non averepaura di questa “malattia”, a non vergognarcene, a non essere imbarazzati. Questo è il primo passo. Il secondo consiste nel cercare di “educare” tale sentimento invece di negarlo, giocando sulle allusioni e le illusioni, sul potere straordinario (e dimenticato) del flirt, sulla leggerezza. Per rendere la gelosia positiva, anzi addirittura afrodisiaca. E’ questa la scommessa del libro.
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